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IL GIORNO DOPO

È del tutto scorretto dire che il primo partito sia l’astensionismo. Perché non sono organizzati, non hanno intenzione di farlo, sembrano soprattutto cani sciolti e sono altresì estraniati dalla competizione politica.

 

Messo in rilievo ciò e affermando pure che questo è il sintomo di un malessere sociale a cui bisogna porre la massima attenzione, conviene spendere qualche parola su chi è andato a votare e che cosa ha votato. E anche qui va fatta un’altra distinzione tra il voto in regione e il voto nel resto d’Italia. Non c’è alcun dubbio che il risultato premia, sostanzialmente, il centro destra in regione e il centro sinistra a livello Nazionale. 

 

MassimilianoFedriga non risente degli scivoloni del suo capo partito. Questo è il dato saliente. Poi, anche da noi, ci sono territori e territori; quelli a marcata tendenza di simpatia per il governo regionale e altri che hanno segnato una differenza rispetto al carattere politico espresso in Consiglio regionale Fvg.  

 

Non c’è dubbio che quello che contava maggiormente era Trieste e Pordenone. Pordenone ha segnato un nettissimo distacco tra il sindaco uscente e il suo competitore: non c’è stata partita. Altra lettura va invece posta a quanto capitato a Trieste. Di Piazza è primo, ma non è riuscito a varcare la soglia del 50%. Ha tredici punti più del suo rivale, distanza piuttosto marcata, ma è costretto a confrontarsi tra due settimane con Francesco Russo. Tutti quanti sostengono la tesi che il ballottaggio è un’altra partita; può capitare di tutto. Nessuno ha dichiarato di voler fare apparentamenti e quindi, quell’elettorato che non si è espresso né per l’uno né per l’altro, potrebbe fare il gioco o per l’uno o per l’altro.

 

C’è un ultimo caso di ballottaggio, quello di San Vito al Tagliamento, qui i tre contendenti si sono ripartiti la fetta dell’elettorato in tre porzioni quasi uguali. In ogni caso, perdente è la lista che cappeggiava lo schieramento riferito al sindaco uscente Antonio Di Bisceglie. 

 

Complessivamente, il centro destra viaggia in una sorta di tranquilla condizione a un anno e mezzo dal prossimo confronto regionale. Il Pd regionale perde ulteriori consensi; i 5Stelle si stanno sfarinando; la Lega perde notevolmente mordente; Fdi sembra in salute; Forza Italia in un declino regionale ormai conclamato. Poi ci sono “cosuccole” con la casacca regionale, che non intendo menzionare, i cui risultati sono largamente negativi. 

 

Altro discorso è a livello nazionale. Qui le cose s’invertono. Un Pd che sembrava sull’orlo del precipizio, sembra essere risorto. Concordo con tantissimi altri che l’errore sia tutto addebitabile a una classe politica del centro destra incapace di presentare candidati sindaci in grado di essere non solo competitivi, ma anche frutto del lavoro politico all’interno di ogni singola espressione di quel cartello. In sostanza i candidati sindaco del centro destra di Milano e di Napoli, per fare solo due clamorosi esempi, erano del tutto inappropriati per contendere la vittoria alle altre due figure espressione dell’altro mondo.

 

Quello che in questo momento serve è che, chiusa questa tornata elettorale, il Paese continui a lavorare seriamente guidato da un Presidente del Consiglio Mario Draghi, che dimostra non solo sulla carta ma nei fatti, di essere serio, composto, adatto al compito che sta svolgendo. 

 

 

 

 

Ottobre 06/2021

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