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Comunicati
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mercoledì 28 gennaio 2009 |
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Avevo deciso di scegliere il silenzio nel caso di Eluana Englaro, per la delicatezza della questione e, in particolare, perché lo ritenevo un fatto grave e doloroso che, forse, sarebbe stato meglio considerare esclusivamente “privato”. Ma, di fronte all’arroganza di chi vorrebbe limitare la libertà della Chiesa e di chi la rappresenta a esprimere il proprio giudizio sul principio universale della vita, e di fronte al tono irriverente e inadeguato nel ritenere “imposizione” il richiamo del Vescovo di Udine, non posso stare in silenzio. E, tanto meno, il silenzio chiesto da Tondo, dopo che fu proprio lui a offrire, per primo, accoglienza per risolvere il caso. Già allora, ritenevo discutibile la scelta arbitraria assunta da Tondo, in virtù dell’incarico che ricopre, che certamente si scontrava con l’etica, il credo e la morale religiosa dei tanti cittadini cattolici, sul principio e il valore indiscusso della vita da difendere e proteggere. Pur riconoscendo l’aspetto laico della politica, è evidente che, per il caso Englaro, ha deciso l’uomo e non il politico. Comunque trovo triste e fuori luogo che la questione continui a essere più mediatica che, ripeto, di rispetto per un caso umano senza precedenti, che dovrebbe essere solo riservato e tale restare. Quindi non si può chiedere silenzio alla politica, quando, sono state proprio figure politiche istituzionali ad attivarsi in merito alla questione. Ora, premettendo che non esiste una legge in Italia che dia disposizioni in simili situazioni, è evidente che per la politica deve valere tanto il principio religioso del rispetto della vita, quanto quello laico di chi propende per la soluzione cosi’ drammatica di “aiutare” la morte, qualunque sia la situazione prospettata. Perché io, uomo politico, non posso non sentire forte il mio principio di credo religioso che, pur comprendendo e non entrando nel merito della difficile scelta del padre, continuo a pensare e a ritenere che la vita dell’uomo va difesa e tutelata e che, mai, dovrebbe diventare di esclusiva valutazione e giudizio del singolo o di una parte. La vita umana è un valore cosi’ alto di principio, che non può escludere la morale e la coscienza e limitarsi a un giudizio “relativo” e di “opportunità”. Pertanto, qualora si preveda una normativa, non potrà essere solo laico-politica ma dovrà anche uniformarsi ai valori etico-morali che sono la storia e la cultura del nostro Paese. Pertanto, il caso Eluana è da ritenersi esclusivo della famiglia Englaro nelle sue scelte, che non possono, comunque, esimersi dalla libertà di giudizio, di valutazione e di credo. Infine, ribadisco che, se si pretende rispetto per la molteplicità di idee e di fede, non vedo perché si vorrebbe escludere la Chiesa e tutto il mondo cristiano cattolico che più di altri appartiene e rappresenta la nostra storia, cultura e realtà.
Trieste, 28 gennaio 2009
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Comunicati
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sabato 24 gennaio 2009 |
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Avevo deciso di scegliere il silenzio nel caso Eluana Englaro proprio per la delicatezza della questione e in particolare perché lo ritenevo un fatto grave e doloroso che forse era meglio considerare esclusivamente “privato”: per quanto dopo una sentenza del tribunale lo ritenesse improbabile.
Ma ora che la nostra Regione è tornata tristemente alla ribalta è difficile accettare l’imposizione del silenzio voluto da Tondo. Del resto è stato proprio il Presidente Tondo a offrire per primo accoglienza per risolvere il caso dopo la sentenza della magistratura. Già allora ritenevo discutibile, pur nel silenzio, la scelta arbitraria assunta da Tondo in virtù dell’incarico che ricopre, che certamente si scontrava con l’etica, il credo e la morale religiosa dei tanti cittadini cattolici come principio sul valore indiscusso della vita da difendere e proteggere, pur riconoscendo l’aspetto laico della politica. E’ evidente comunque che in quel caso ha deciso l’uomo e non il politico!
Ora Tondo non solo vuole scegliere il silenzio ma vorrebbe imporlo! Bisogna dire che trovo triste e fuori luogo che la questione continui a essere più mediatica che, ripeto, di rispetto e riservatezza di un caso umano che dovrebbe essere particolarmente riservato. Stupisce amaramente ancora che il Sindaco di Udine solo dopo che la Regione Piemonte si era offerta ad accogliere Eluana, si sia attivato per trovare una struttura socio sanitaria nella nostra Regione. E quindi non si può chiedere silenzio alla politica quando, sono figure politiche istituzionali che si sono attivate in merito alla questione.
Ora, premettendo che non esiste una legge in Italia che dia disposizioni in simili situazioni, è evidente che per la politica deve valere tanto il principio religioso del rispetto della vita, quanto quello laico di chi propende per la soluzione cosi’ drammatica di “aiutare” la morte.
Ma io, da uomo politico, non posso non sentire forte il mio principio di credo religioso che, pur comprendendo e non entrando nel merito della difficile scelta del padre, continuo a pensare e a ritenere che la vita dell’uomo va difesa e tutelata e che non dovrebbe mai diventare di esclusiva valutazione e giudizio soggettivo. La vita umana è un valore cosi’ alto di principio, che non può escludere la morale e la coscienza e limitarsi a un giudizio “relativo”. Pertanto, qualora si preveda una normativa, dovrà uniformarsi e adeguarsi ai valori etici, morali, laico-religiosi. Ritengo pertanto che, non essendoci ancora in Italia una legge che affronti questi problemi, debba ritenersi un caso umano riservato ed esclusivo della famiglia Englaro nelle sue scelte, che non possono comunque esimersi dalla libertà di giudizio, di valutazione e di credo.
Trieste, 24 gennaio 2009
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Tondo vigili sul federalismo fiscale! |
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Comunicati
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venerdì 23 gennaio 2009 |
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Considero il federalismo fiscale approvato da uno dei due rami del Parlamento, una scelta importante che deve andare a vantaggio di ogni Regione.
Il PD, pur favorevole al federalismo fiscale, si è astenuto per valutare più approfonditamente i risvolti e i risultati che può dare questo federalismo perché ha ancora dei caratteri oscuri e delle valutazioni che hanno bisogno di approfondimento per verificare i risultati che ne possono conseguire nella sua pratica applicazione, perché i dati non sono ancora certi. Si tratta pertanto di vedere e di capire nella sua applicazione se l’obiettivo sarà raggiunto!
Per quanto riguarda la nostra Regione, dovrà esserci l’impegno del Presidente Tondo ad approfondire maggiormente queste problematiche e assicurarsi che non verranno meno le prerogative legate alla Specialità e Autonomia della nostra Regione, per evitare che vengano perse in considerazione che oggi, ancor più del passato, non possiamo permetterci, come Regione di confine della Europa che si è ampliata ad est. Mi spiego meglio: il nuovo federalismo non dovrà assolutamente intaccare quelli che sono “i vantaggi” di cui gode il FVG, proprio in relazione alla realtà che ne ha determinato la specialità, ma dovrà produrre nuove possibilità di autonomia fiscale tali da consentire maggior sviluppo economico, culturale e sociale.
Trieste, 23 gennaio 2009
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